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giovedì 28 marzo 2013

Una mamma a scuola, ma non come insegnante

Rieccomi con la mia storia, dove l'avevo lasciata.

Avevo da poco scoperto di avere i calcoli dopo 15 giorni dalla nascita della mia Giulia..
Stavo iniziando a godere del fatto di essere mamma, del profumo unico che solo i bambini emanano dalla loro morbida pelle vellutata.
Pensavo che come la maggior parte dei bambini anche Giulia piangesse in continuazione di notte, invece ero veramente felice nell'accorgermi che dormiva sempre beatamente, anzi, dovevo essere io a svegliarla per la poppata notturna! Al contrario, a volte ero io che non riuscivo a dormire durante la notte, a causa dei dolori provocati dalle coliche. Però riuscivo a recuperare il sonno perduto durante il giorno, dato che Giulia dormiva parecchio. Si, a volte le venivano le classiche coliche delle prime settimane, ma fortunatamente non duravano molto.
Durante il primo mese avevo ricevuto numerose visite di parenti, amici e conoscenti e per me era molto emozionante far conoscere il mio piccolo grande amore. In quelle occasioni avevo ricevuto moltissimi pensieri e regalini per la nascita della mia Giulia: dai più utili, come i pannolini, tutto l'occorrente per il bagnetto e l'aerosol; ai più particolari, come la palestrina, i sonaglini, il box; non sono mancati i vestitini, tutine con le più svariate stampe infantili, vestine, completini eleganti, jeans. Giulia ha ricevuto così tanti vestitini che fino ai nove mesi e anche oltre non ho praticamente acquistato nulla!
Era tutto bellissimo.. Stare sempre con la mia piccola, coccolarla, guardarla mentre dormiva, darle il biberon col latte e senza che lo finisse, rieccola ad addormentarsi tra le mie braccia. Mi sentivo circondata da una magica felicità che proveniva proprio da quella piccola bambina sconosciuta fino a qualche settimana prima, ma che più la guardavo e più mi sembrava di averla sempre avuta con me, quella piccola bambina sconosciuta che era diventata la mia ragione di vita, quella piccola bambina che ormai era il mio tutto e che lo sarebbe stato per sempre.
Questa fantastica magia di solito si ha la possibilità di godersela a pieno almeno per dei mesi, in base al lavoro che si fa. A volte i bambini hanno anche sei mesi, quando la madre esce dal permesso di maternità e ricomincia con il lavoro.
A volte. Per me invece era tutto diverso.
Dovevo ritagliare dei momenti, mentre Giulia dormiva, per recuperare le lezioni scolastiche che avevo perso nel mese di gennaio, prima che la bimba nascesse, e nel mese di febbraio. Una mia cara amica gentilmente mi inviava via e-mail le fotocopie di tutti gli appunti che aveva preso durante le lezioni, così io ricopiavo gli appunti e leggevo le pagine dei libri che erano oggetto delle varie lezioni, cercavo più che potevo di mettermi allo stesso passo di tutti i miei compagni. In fin dei conti mi divertivo, mi sembrava quasi di essere indipendente, di studiare a casa come a volte si vedeva fare  in certi film!
Però un mese passa in fretta e io ho potuto fare soltanto un mese di maternità perché già ero rimasta a casa da scuola un mese prima della nascita della mia piccola Giulia; potendo fare al massimo due mesi all'anno di assenze per poter essere promossi, a marzo avevo dovuto ritornare a scuola.
E' stato triste doversi già staccare dalla mia piccola bimba che era appena entrata nella mia vita. Volevo stare sempre con lei, volevo coccolarla e tenerla tra le braccia, accarezzarla mentre dormiva, essere presente ogni volta che apriva gli occhi per esplorare il mondo, tutto nuovo per lei.
Ecco tutto questo mi è davvero mancato, e mi manca ancora oggi; se mi capita di guardare un bimbo nato da poco ripenso alla mia piccola che non ho potuto godere a pieno e un po' mi rattristo.
Quando sono ritornata a scuola, alla mia "vecchia" vita, alla vita da studentessa che ho sempre condotto negli ultimi anni, mi ero resa conto di quanto tutto fosse diverso, di quanto io fossi diversa dagli altri e di quanto distacco c'era tra me e tutti quelli che mi circondavano a scuola. Strano, in fin dei conti la vita scolastica era sempre la stessa che avevo condotto prima che restassi incinta. Le mie compagne erano carinissime, mi domandavano spesso della mia bimba e per la sua nascita tutte insieme mi avevano regalato il box; anche gli insegnati erano tutti gentili e mi avevano dato del tempo per recuperare i mesi persi. Però il mio rapporto con gli altri era proprio cambiato e non riuscivo più a relazionarmi come prima. Le mie compagne avevano continuato la loro vita da adolescenti e i loro discorsi, i loro pensieri e le loro preoccupazioni ruotavano attorno alle classiche tematiche adolescenziale: sui ragazzi, sulle serate in discoteca, sullo shopping, sulla moda, sui nuovi locali.. Era un mondo che fino a pochi mesi prima sentivo mio, ma mai come allora mi sentivo così distante da tutto quello! Quei discorsi, quei progetti mi sembravano così banali, così poco importanti, così lontani, quasi come se li avessi vissuti in un'altra vita e di loro conservassi solo un flebile ricordo.
In quel momento tutta la mia vita si poteva riassumere in una sola parola: Giulia. 
Al contrario mi sentivo quasi più vicina al mondo degli insegnati! Avevo due insegnanti che erano rimaste a casa l'anno prima per la maternità e quell'anno erano tornate in servizio. I loro figli erano poco più grandi di Giulia così a volte mi ritrovavo a passare l'intervallo chiacchierando con loro dei bambini, delle loro esperienze, della loro crescita, del loro appetito; non mi sembrava di parlare con un'insegnate, ma di fare due chiacchiere tra mamme, ed in effetti era proprio così.
Però più che passava il tempo più mi accorgevo che anche con quel mondo, con il mondo degli adulti, c'era un'enorme distanza. Le mie professoresse, dopo aver goduto a pieno della maternità e aver vissuto completamente i primi mesi di vita del proprio figlio, erano tornate al loro lavoro, lasciando a casa i propri figli, erano tornate alla loro occupazione che comunque gli permetteva di provvedere alla propria famiglia.
Io, invece, avevo lasciato la mia bambina a casa, perché dovevo tornare a scuola; ero una mamma che tornava a scuola, ma non come insegnante, ma come studente! Lasciavo la mia bimba a casa senza la sua mamma perché dovevo stare a scuola per me, per il mio futuro, per diplomarmi e non per provvedere a lei. Mi sentivo un po' egoista, anche se ero consapevole che l'avere un diploma era praticamente essenziale per poter poi cercare un'occupazione che mi permettesse di provvedere alla mia Giulia. Inoltre volevo rendere felici i miei genitori, i quali tenevano molto al fatto che io mi diplomassi.
Sentivo questa distanza anche con altre donne del paese che avevano avuto figli in un'età più adulta della mia; loro avevano un'indipendenza che a me mancava, avevano la loro famiglia, composta dal marito e dal figlio, avevano la loro casa, la loro organizzazione; io invece avevo un compagno che viveva a Milano (anche Matteo doveva ancora diplomarsi, lui frequentava la quinta superiore) e che veniva a trovarci nei weekend e durante le festività, io e mia figlia eravamo completamente mantenute dai miei genitori, vivevamo a quella che ho sempre considerato casa mia, ma che in realtà sarebbe stata la casa dei miei genitori; insomma io e loro eravamo come il bianco e nero, il sole e la luna, il mare e la montagna, due opposti.
Non mi sentivo più parte del mondo degli adolescenti, ma nemmeno di quello degli adulti, le mie emozioni erano in conflitto perché non riuscivo più ad immedesimarmi in nessuna delle due categorie, mi sentivo diversa da tutti e desideravo tanto possedere la normalità che intravedevo nella vita degli altri..
Dopo aver riflettuto parecchio sulle distanze, sulle differenze e sugli opposti del mondo dei giovani e di quello degli adulti, e, infine, del mio mondo, finalmente ero riuscita a giungere alla conclusione che sicuramente era vero che non appartenevo più al mondo degli adolescenti e nemmeno a quello degli adulti, ma, forse, appartenevo ad un altro mondo che lì comprendeva entrambi, al mondo delle mamme teenager, le uniche che vivono due fasi distinte della propria vita in un unico momento.
La mia vita era caratterizzata in parte dalle esperienze scolastiche e dai rapporti attorno ad esse, ma in parte anche dalle esperienze adulte che sono diventate parte del mio quotidiano con l'arrivo di mia figlia.
I rapporti con le mie compagne e con le mie amicizie intrattenuti durante la mia vita da adolescente si sono sfumati e sono diventati ricordi, i quali, a volte mi fanno sorridere perché sono dei bei ricordi, ma a volte mi rattristano perché sono soltanto dei ricordi che si sono fermati nel passato e che non vedranno mai il futuro.
Sono comunque stata fortunata perché si sono rafforzati i rapporti con due mie care amiche e compagne di classe, con le quali sono riuscita a superare le barriere dei due mondi e delle esperienze di vita che viviamo; le uniche due amiche vere che mi sono rimaste vicine, le uniche su cui si può sempre contare, anche se non riusciamo a vederci quanto vorremmo, le uniche che, anche se la mia vita è cambiata, non hanno mai smesso di essermi amiche (grazie L. e A ).
Dopo tutto la mia vita ha subìto un cambiamento inaspettato: ero ai primi scalini della scala delle esperienze della vita e già mi trovavo a metà, mi trovavo a vivere il gradino più importante e più significante delle scala della vita, il gradino della vita stessa, della vita della mia Giulia che entrava nella mia esistenza, determinandola per sempre.
Tutto ciò a modificato ogni singola cosa che era caratteristica della mia vita, ho perso dei rapporti, ma ne ho guadagnati altri.
E infondo potrei perdere tutto, ma grazie a mia figlia potrei continuare a vivere la mia vita con un'immensa felicità e gioia nel cuore sufficienti per tutta la mia esistenza. 
E infondo vivo ogni giorno con la consapevolezza che continuerò la scala della mia vita mano nella mano alla mia piccola Giulia.









martedì 12 marzo 2013

La mia storia in tv

Rieccomi con un nuovo post!
Metto la mia storia un momento in pausa perché volevo ringraziare tutti coloro che leggono il mio blog e le mie semplici riflessioni sulla vita e sull'essere mamma; è un piacere scrivere sapendo di creare interesse nelle altre persone.
Ho sempre amato scrivere, ma non ho mai avuto nulla di particolare da raccontare, finché la mia stessa vita non ha preso una piega inusuale e speciale. Sono diventata mamma.
Molti dicono troppo presto, io dico nel momento giusto! Non sono pazza a dire che per me era il momento giusto. Io ero pronta ad accogliere la nuova vita che cresceva dentro me e a portarla avanti. La mia vita, il mio carattere e la mia personalità si sono evoluti in base all'esperienza più emozionante a cui la mia vita si potesse trovare di fronte: l'arrivo della mia Giulia. Mi sono presa le mie responsabilità felice ed entusiasta che anche il papà di Giulia, Matteo, facesse lo stesso con altrettanta felicità! Cosa ci può essere di più bello nella vita! Lo stare insieme, l'esser felici, crescere con amore una figlia, creare giorno dopo giorno il proprio futuro con il frutto del proprio amore, un figlio, e guardare tutti e tre insieme verso il futuro; tutti questi valori non cambiano in base all'età, anche se io e Matteo siamo genitori ventunenni della nostra Giulia, che ora ha tre anni.
Negli ultimi anni le madri giovani come me sono in crescita e questo argomento, a volte, è diventato oggetto di discussioni e dibattiti all'interno di programmi televisivi.
Sono veramente sincera se dico che non ho mai provato a "sfruttare" la mia storia: io scrivo per me stessa, perché voglio poter leggere e rileggere i momenti che hanno cambiato la mia vita, voglio conservali in una sorta di diario che un giorno potrò leggere a mia figlia; scrivo anche per chi ha voglia di leggere un'esperienza semplice ma speciale;  per chi ha paura perché, forse, è nella mia situazione e non sa come comportarsi, non sa come sarà il proprio futuro; per chi è in un punto decisivo della sua vita e deve fare una scelta, che comunque cambierà per sempre la sua vita; per chi pensa che diventare madri sotto i vent'anni "rovini la vita"; per poter usare la mia esperienza come esempio di grande gioia e felicità, di amore per la vita e la famiglia, di difficoltà che fortificano e permettono di arrivare dove si sarebbe sempre voluti arrivare. Anche io quando sono rimasta incinta ho dovuto scegliere e ho avuto i miei dubbi, così ho cercato di confrontarmi in altre storie; ecco io voglio fare lo stesso.
Devo dire che ero rimasta sorpresa quando lo scorso ottobre sono stata contattata da un'autrice del programma televisivo Verissimo, la quale, dopo aver letto la mia storia sul mio blog, mi invitava a partecipare alla puntata del 20 ottobre come ospite. In un primo momento ero propensa a rifiutare perché  non volevo essere vista dalle persone come una ragazza che sfrutta le sue esperienze di vita per farsi notorietà. Però mia mamma mi ha esortato ad andare dicendomi che dopo tutto io non ho cercato nulla. Ripensandoci, sarebbe potuta essere una possibilità grazie alla quale avrei potuto portare avanti il mio messaggio di felicità dell'essere mamma, una storia concreta come d'esempio per tutto il mondo dei giovani che potenzialmente potrebbero trovarsi al mio posto, un inno alla vita, un dono da proteggere sempre malgrado l'età, le difficoltà e i pregiudizi altrui. Così decisi di accettare l'invito.
E' stato un brevissimo intervento, un po' impacciato perché mi sento sì spigliata a scrivere, ma quando è il momento di parlare in pubblico la timidezza un po' si impadronisce di me. Avrei voluto dire tante cose, ma quando mi è stata posta la domanda e io ho cercato di elaborare la mia risposta beh..mi sembrava di essere ad un esame con la voce tremolante, così ho detto un pensiero messo giù male. Ho semplicemente detto che i miei genitori mi hanno molto aiutato, grazie a loro ho continuato gli studi e grazie a loro ho potuto andare a convivere con Giulia e Matteo. Inoltre il tempo a disposizione era poco e dovevamo essere brevi. Però sono stata felice che c'era la mia bambina, l'hanno inquadrata anche in primo piano; inoltre ogni tanto agli schermi proiettavano mie fotografie. E' stata una bella esperienza. Aggiungo qualche fotografia perché non mi è possibile pubblicare su youtube il video per via dei copyright, spero che non dicano niente della fotografie.











 Ora invece voglio brevemente raccontarvi l'esperienza del mese scorso. Se non mi aspettavo il contatto precedente, men che meno mi aspettavo che mi contattasse un altro canale televisivo!
Ripeto, io non ho cercato di farmi ospitare da nessuna parte, ma in entrambi i casi sono stata contattata tramite mail dopo aver visitato questo stesso blog.
All'inizio ero ancora in dubbio se partecipare o meno dato che l'ultima volta mi era stata data una breve occasione in cui esprimermi, però alla fine ci sono andata e non mi sono pentita. L'intervista era sul canale Vero capri nella rubrica Chiacchiere. Arrivata sul posto mi è stato spiegato come si svolgeva l'intervento in cui dovevo partecipare, c'erano già scritte le domande, così ero preparata. La puntata era in diretta ed io sono entrata durante la pubblicità con la mia bambina, che però non è potuta essere inquadrata. E' in quest'occasione che ho conosciuto Margherita Zanatta, dal vivo è ancora più bella! Ed è veramente alta! E' una persona veramente gentile e simpatica, mi sono stupita della sua semplicità e del suo essere alla mano! Di sicuro non è la classica vip che sta su un gradino più alto del tuo, ma parlare con lei mi sembrava come parlare con un'amica, e per questo la ringrazio! Naturalmente la mia agitazione è restata e ho fatto una piccola figuraccia nell'entrata (la vedrete nel video), però sono riuscita ad esprimere i miei pensieri e a raccontare un po' di quello che scrivo qui. Si avrei potuto far di meglio,  ma la mia timidezza e la mia ansia mi fanno elaborare pensieri un po' sconnessi. Però sono davvero contenta di aver lasciato la mia testimonianza e sono fiera che la mia piccola Giulia un giorno potrà vedermi e capire.
Sono riuscita a registrare la replica, ma purtroppo il segnale del digitale non era granché così l'audio e l'immagine ogni tanto salta.. Non si sente molto bene la parte in cui Margherita legge un pezzo del mio blog, allora se volete leggervelo andate qui , è il pezzo in corsivo.
Grazie ancora a tutti coloro che leggono i miei post e la mia storia, vi ringrazio di cuore.








venerdì 8 marzo 2013

Auguri donne!

Ciao a tutte care lettrici!
Oggi è la nostra festa, la festa delle donne! Purtroppo ancora oggi soggetta a discriminazioni e troppo spesso vittima dell'uomo!
Dobbiamo sempre ricordarci che la donna non è un essere inferiore, ma sono inferiori solo coloro che condividono questo orribile pensiero! Solo coloro che ci rendono vittime o abusano di noi!
In fondo secondo il mio punto di vista la donna è l'essere privilegiato dalla natura, perchè è l'unica capace di contenere dentro di sé il segreto della vita (frase che avevo già usato qui in occasione di questa festa), sentendola crescere a poco a poco. L'unica che con la sofferenza da' luce ai propri figli, mentre gli uomini resteranno sempre degli spettatori.
Non dobbiamo mai dimenticarcelo!
Auguri a tutte le donne e un augurio speciale alla mia piccola grande donna Giulia <3.

Vi saluto ricordandovi che a breve pubblicherò un nuovo post con la continuazione della mia storia, è ancora una bozza e devo rivederlo.

Grazie a tutti un bacio



mercoledì 6 marzo 2013

Io, mamma teenager su Facebook

Ciao a tutti cari lettori!
Ho deciso di aprire la pagina facebook ufficiale del mio blog, in modo da poter condividere frasi pensieri, riflessioni e foto sul mondo delle mamme ogni giorno.
E' appena stata aperta ed è ancora poco conosciuta, ma se seguite il mio blog sarei davvero felice se cliccaste su "mi piace". La mia pagina la potete trovare qui.
Grazie in anticipo per tutti coloro che entreranno nella mia pagina e che continuano a seguirmi.

Milena



martedì 12 febbraio 2013

Cambiamenti

In questi ultimi mesi, soprattutto durante il periodo natalizio sono stata impegnata con una promozione, e dopo qualche settimana ho iniziato a frequentare un corso per poter lavorare come impiegata durante la campagna fiscale di quest'anno. Questo corso lo sto frequentando tutt'ora e mi tiene impegnata solo di mattina, però in questi mesi ci sono stati molti cambiamenti: mi sono trasferita definitivamente nella nuova casa che mio papà pian piano ha ristrutturato per me e Matteo, però l'anno è finito con la morte di mio nonno ed è iniziato con l'asilo di Giulia, infatti il 7 gennaio è stato il suo primo giorno, lo stesso giorno hanno fatto visita i ladri a casa di mia mamma e come si suol dire "una bella fine e un buon inizio". Mi soffermerò più avanti con la mia vita presente, perché ora voglio ripercorrere gli ultimi due anni, magari ora racconterò solo alcuni avvenimenti che mi stanno particolarmente a cuore, in modo da poter poi arrivare al presente della mia vita da giovane mamma.

Cambiamenti. E' una semplice parola. A volte la si pronuncia senza che la circostanza per la quale la si utilizza rispecchi a pieno il suo significato. A volte cambiamenti posso essere negativi, quando si perde una persona cara e si devono affrontare le conseguenze della sua mancanza. Altre volte ci si trova di fronte a cambiamenti decisamente positivi, quando una nuova vita entra a far parte della propria, cambiandola profondamente e modificando pian piano le proprie abitudini, i propri pensieri, le proprie priorità. Entrambi i cambiamenti stravolgono la vita di chi li vive e nulla sarà più come prima. Ho vissuto sulla mia pelle il significato di questa parola e mi sento veramente molto fortunata di aver potuto modificare la mia vita in base alle esigenza della mia piccola Giulia. Mi sento fortunata per aver ricevuto un cambiamento positivo nella mia vita e non smetterò mai di apprezzare il dono che mi è stato fatto: mia figlia Giulia, la sua salute, il suo calore, il suo sorriso, i suoi occhi profondi, la sua pelle liscia e profumata, la sua vocina squillante.
Naturalmente la mia vita è cambiata e non è più la stessa di un tempo. Ho dovuto adattare la mia vita a quella della mia Giulia: la mia abitudine di dormire fino a tardi è sparita, il mio sonno profondo è diventato un dormiveglia, il mio tempo libero è diventato tempo prezioso trascorso con la mia piccola, il mio tempo fuori con gli amici si è trasformato in passeggiate con la carrozzina, le mie serate in discoteca sono diventate serate sul divano a guardare la televisione, sempre che Giulia stia dormendo. Fino all'anno prima non avrei mai saputo rinunciare a tutti quegli aspetti della mia vita; ed ecco il cambiamento più grande: nulla di ciò che ho smesso di fare con la nascita della mia bambina è stato una rinuncia, non sentivo più il bisogno di vivere gli aspetti che caratterizzavano la mia vita di adolescente fino a qualche mese prima. Sentivo solo il grande bisogno di dedicarmi alla mia Giulia, di donarle il mio tempo e la mia vita.
Non so, forse è questa la maturità di cui tutti parlano, la maturità che si acquisisce solo con l'età adulta. E' possibile essere una teenager matura? Secondo me si, in fondo è possibile essere un adulto immaturo! Anzi, oggi ne esistono sempre si più, si tende a vivere anche durante la fase adulta tutte le esperienze che caratterizzano l'adolescenza. Sono sempre di più gli uomini o le donne di 30 anni che ancora sono fermi alla fase adolescenziale della vita, vivono grazie all'appoggio dei genitori e non si creano una vita a sé stante. Non sono di certo io a giudicare, ognuno compie le proprie scelte e vive le conseguenze di esse, io vivo la mia scelta giorno dopo giorno senza nessun rimpianto, ma con una grande felicità nel cuore. Ecco perché penso che siano le esperienze della vita a far maturare una persona e non la propria età. Ogni persona che ha un figlio, qualunque età abbia, deve rivedere la sua vita e adattarla ai bisogni del proprio bambino: anche io ho fatto lo stesso.
Giulia è stata fin da subito una bambina veramente brava e dolce, le coliche sono durate solo poche settimane e comunque riusciva quasi sempre a dormire tranquillamente durante la notte. Io avevo deciso che sarei rimasta a casa fino la fine di febbraio e sarei tornata a scuola quando la mia bambina aveva un mese. Era ancora piccolina, ma non avevo scelta se volevo poter finire la quarta superiore. Pensavo che l'unico problema era conciliare la mia vita da mamma a quella da studente, invece è entrata un'altra incognita nella mia vita, quella che avevo quasi sempre dato per scontata: la salute.
Era un giorno come un'altro, Giulia aveva poco più di due settimane e avevo passato il pomeriggio a mangiare qualche frittella in compagnia di alcuni parenti. Inoltre era il 14 febbraio, il giorno di S. Valentino, non che avessi in mente nulla di straordinario. Ero uscita insieme a mio papà per vedere la casa che aveva intenzione di acquistare per me e Matteo; la conoscevo già, era la casa dello zio di mia mamma morto il luglio precedente. Era rimasta vuota per parecchi anni dato che lui viveva a Monaco, in Germania; però è nel centro del mio paese, a poche centinaia di metri dalla casa dei miei genitori. Inoltre non era uno di quegli appartamenti nuovi ma di dimensioni ridotte: si tratta di un bell'appartamento degli anni '60 con due camere davvero molto grandi, una sala immensa, una cucina spaziosa e un classico bagno. Subito mi è piaciuto, anche perché il suo perimetro è circondato da una bellissima terrazza e da un bel giardino. L'unico problema era che si doveva ristrutturare, tutti gli impianti erano da cambiare e ci sarebbe voluto del tempo. Quando tornammo a casa mi sentivo piuttosto infreddolita e mi sembrava di sentire una fitta alla schiena. Nulla di doloroso, ma era fastidiosa; davo la colpa al fatto di essere rimasta in piedi al freddo, magari non ero più abituata. Più il tempo passava e più la fitta diventava dolorosa; sembrava che oltre al dolore alla schiena avessi male anche vicino allo stomaco. Magari sembrava banale, ma il parto mi sembrava davvero meno doloroso. All'ora di cena non riuscivo più a sopportare il male, non pensavo ad altro, era un dolore continuo che non mi dava alcuna tregua. Così mio papà e Matteo mi hanno accompagnata al pronto soccorso; ho dovuto aspettare ancora più di un'ora prima che un medico mi visitasse. Alla fine mi dissero che poteva trattarsi di una colica alla cistifellea, ma che dovevo fare un'ecografia per attestarlo. Tornai a casa con il mio dolore perché la pastiglia che mi avevano dato non fece effetto; inizia comunque a stare meglio dopo 3 o 4 ore e mi addormentai. Ironia della sorte, mia figlia di due settimane dormiva beata la notte mentre io sveglia mi torcevo dal dolore!
Qualche giorno dopo l'ecografia mi confermò i calcoli alla cistifellea, mi consigliarono di fare una dieta povera di grassi in modo da scatenare meno coliche possibili, però dovevo essere operata. Il problema era che non mi era possibile fare altri giorni d'assenza a scuola, altrimenti avrei dovuto ripetere l'anno, così decisi di rimandare l'intervento a metà giugno.
E' il meno dei mali i calcoli alla cistifellea, ma non pensavo si potesse sentire tanto dolore! La mia gioia di madre era così spesso e volentieri interrotta dai dolori provocati dalle coliche, le quali mi venivano sempre di sera o di notte mentre la mia Giulia dormiva. A volte ero costretta ad andare ancora al pronto soccorso, però le altre volte mi facevano delle flebo di antidolorifico e per fortuna il dolore passava.
Nel frattempo vivevo la mia quotidianità tra i compiti, la scuola, lo studio, la mia Giulia. Il primo bagnetto una settimana dopo la sua nascita, quando il moncone ombelicale si staccò fu veramente emozionante, c'era anche mia zia Lucia che aiutava me e mia mamma; Giulia sembrava contenta di bagnarsi e già si muoveva nell'acqua facendo qualche schizzo. Dopo il bagnetto era veramente emozionante accarezzarle tutto il corpo con l'olio di mandorla, in modo da nutrire la sua pelle morbidissima. Il cambio del pannolino all'inizio mi agitava, ma ben presto ci presi la mano, anche perché  durante i primi mesi Giulia era da cambiare circa 8 volte al giorno. Riuscivo a conciliare tranquillamente i miei impegni scolastici dato che la piccola passava la maggior parte della giornata dormendo.
Purtroppo dopo che mi furono diagnosticati i calcoli dovevo prendere regolarmente delle medicine e quando avevo le coliche facevo uso di antidolorifici, così dovetti smettere di allattare. Beh sarebbe successo comunque perché il mio latte era veramente poco; dopo qualche giorno senza uso di altre medicine infatti sparì da solo.
La mia nuova vita che era appena diventata tale, in seguito alla nascita della mia piccola Giulia, già si trovava di fronte ad altri cambiamenti. Mi domandavo cosa sarebbe ancora accaduto in così poco tempo alla mia vita. Il cambiamento dato dalla mia Giulia era gradito, un po' meno il fatto che non potessi più allattarla, ancora meno i dolori provocati dalle coliche. Malgrado poco graditi non c'era niente da fare, dovevo accettarli, e devo dire che quando ci si trova di fronte a cambiamenti negativi della propria vita niente è più importante della presenza del proprio figlio, che con uno scambio di semplici sguardi fa dimenticare tutto il mondo che ci sta attorno.


Primo bagnetto di Giulia, quante mani!















giovedì 8 novembre 2012

L'inizio della mia nuova vita, con Te


Purtroppo non riesco a scrivere sul mio blog quanto vorrei.. Dopo aver concluso gli studi mi tengo occupata con lavori occasionali di hostess e promoter, quindi spesso sono impegnata per eventi lunghi anche qualche settimana e, una volta terminati, sono occupata nel cercare altri lavori. Poi la mia Giulia, che ormai ha 2 anni e mezzo, diventa sempre più grande, furba e vivace: insomma richiede sempre le mie attenzioni! In più in questi ultimi giorni sono super impegnata, dato che finalmente mi sto trasferendo nella nuova casa, comprata dal mio papà che non finirò mai di ringraziare, con Giulia e il suo papà.
Però voglio continuare con il mio racconto, della mia semplice vita da neo mamma, dall'inizio della mia nuova vita, con Te.

La notte che ho trascorso in ospedale senza la mia Giulia, che si trovava in incubatrice, è stata molto agitata. Avevo dormito malissimo perché mi sentivo il seno diventare sempre più duro e dolente, così continuavo ad andare al nido a tirar fuori il latte con il tiralatte e a metterlo nel biberon in modo di aver la possibilità di tenere in braccio la mia piccola almeno per il breve momento della poppata.
Finalmente la mattina dopo, la pediatra mi disse che il valore dell’ittero era sceso e potevo tornare a casa con la mia Giuli. Ero felicissima! Al nido le ostetriche mi hanno ridato la piccola, me l’hanno fatta cambiare, mi hanno spiegato come disinfettare il moncone ombelicale, finché non è arrivata mia mamma che ci ha riportato a casa. Avevo messo la mia Giuli nella culla, ben coperta, dato che era gennaio, e appena salite in macchina lei già dormiva beata. Giulia ha continuato a dormire per tutto il viaggio, e anche arrivate a casa! Non si svegliava più, ha passato tutto il pomeriggio dormendo. Durante la giornata sono venute a trovarmi le mie zie con le mie cugine, è stato molto emozionante mostrare l’amore della mia vita ai miei parenti; ma ancora più emozionante è stato il momento in cui ho fatto vedere la mia Giuli, al suo nonno, al mio papà, al ritorno dal lavoro.
E’ stato molto emozionante iniziare a vivere la mia quotidianità con lei perché finalmente mi ero resa conto di quanto in meglio la mia vita fosse cambiata, di quanta gioia un figlio può regalare solamente grazie alla sua esistenza.
Fin da subito Giulia beveva poco latte, così dovevo pesarla sia prima che iniziasse a mangiare sia dopo, in modo da sapere con precisione quanto latte beveva. I primi giorni sono stati piuttosto regolari, durante le poppate beveva abbastanza latte, e finalmente, grazie all'aiuto di mia zia, avevo capito come allattarla: dovevo stare attenta di non tapparle il nasino mentre stava succhiando, se no Giulia smetteva di succhiare. Appena smetteva di mangiare Giulia era già addormentata, anzi, a volte si addormentava mentre succhiava.
Tutto questo durò solo pochi giorni, perché ad un certo punto il peso di Giulia non cambiava anche se succhiava per mezzora, praticamente succhiava a vuoto. Così ho iniziato a darle il mio latte ma con il biberon, dovevo usare sempre il tiralatte: quando succhiava a vuoto, succhiava talmente forte che mi aveva fatto uscire pure il sangue, mi faceva malissimo, ma con il tira latte il dolore era meno forte. Così mi resi contro che il mio latte era veramente poco e che dovevo darle una giunta di latte in polvere. Quello fu un momento in cui mi rattristai molto, volevo essere io a nutrirla, come ogni madre doveva fare! Invece non avevo abbastanza latte e lei aveva fame! Mi sentivo impotente, non riuscivo a soddisfare i bisogni di mia figlia…
Fu solo un momento, poi mi resi conto che non dipendeva da me. Riuscii a darle il mio latte per 3 settimane poi continuai con il latte in polvere.
Di notte Giulia era bravissima, dormiva sempre nella sua culla e puntavo io la sveglia in modo da darle regolarmente i suoi pasti. Ero felicissima: mi dava l’impressione che fosse un modo per ringraziami di averle dato la vita il fatto che lei fosse così brava. Forse non fu quello, ma era una gioia starla a vedere mentre dormiva, sembrava che la felicità, insieme al suo calore, emanassero una calda sensazione attorno al mio cuore ogni volta che la guardavo.








domenica 18 marzo 2012

Prime gioie e prime preoccupazioni

E' da tempo che volevo continuare la mia storia da dove l'avevo lasciata, ma come si sa' la vita di una mamma è sempre molto impegnativa. Però eccomi qua a continuare a raccontare e ricordare i momenti più belli e indimenticabili che ho trascorso dopo la nascita di Giulia...

Finalmente ero riuscita a prendere sonno con Giulia nel letto, quando ad un tratto vengo bruscamente svegliata da un'ostetrica. Che nervi, ho pensato, sono due notti che non chiudo occhio e non mi è permesso nemmeno di riposare qualche oretta! L'ostetrica mi provò la febbre ed effettivamente avevo qualche lineetta, ma mi spiegò che era normale dato che la montata lattea a volte fa venire un po' di febbre. Riprovai ad allattare Giulia, ma lei faceva davvero fatica a succhiare. 
Poco dopo verso le 8.00 ho dovuto portare la piccola al nido con le altre mamme; alzarsi dal letto è stato davvero faticoso, ero molto gonfia a causa dei punti e appena tentavo di muovere una gamba spostando il penso era veramente doloroso. Cercavo di aiutarmi con le braccia in modo da sostenere il peso e alla fine ci riuscii, spinsi la culla dove avevo riposto Giulia e appoggiandomi andai fino al nido.
Il nido era un ambiente veramente molto bello, ancora lo ricordo con gioia, le ostetriche tutte carinissime; quella mattina mi è stato spiegato che dovevo tirare il latte artificialmente dato che Giulia non succhiava bene, in modo da far si che il latte avesse continuato a prodursi. Feci colazione poi tornai al nido appena dopo che a tutti i bimbi fu fatta la visita del pediatra. Un'ostetrica mi porto in un luogo molto simile ad un camerino, mi fece sedere su di uno sgabello e mi spiegò come tirare il latte artificialmente: devo ammettere che sembrava complicato ma poi dopo qualche tentativo ci riuscì. Era una sensazione strana, non faceva male se facevo attenzione, infatti non dovevo premere troppo, se no mi sentivo strappare la pelle, dovevo tenere la ventosa delicatamente appoggiata. Le prime volte che feci quest'operazione, il latte era veramente poco, tra i 5-10 ml, però ogni volta il mio latte veniva dato a Giulia con la siringa, dato che lei non riusciva nemmeno a succhiarlo dal biberon.
Aspettavo con ansia l'arrivo di mio papà, mia mamma, mia zia e di Matteo per far veder loro Giulia e per raccontargli tutto quello che stavo facendo. Arrivarono per l'una e videro Giulia solo dal vetro del nido; la maggior parte dei bimbi dormiva, lei invece continuava a muovere le gambine e mio papà da allora a tutte le visite parenti spiegava  che Giulia la si riconosceva subito perchè si muoveva molto. 
Dopo l'orario visite Matteo restò con me fino alla sera, Giulia si era addormentata e si sveglio alle 16.00 quando arrivò un'ostetrica che mi aiuto ancora ad allattarla, inutilmente. Così ogni 3 ore andavo al nido a tirare il latte in modo da nutrire comunque Giulia, però dato che producevo poco latte iniziammo a farle la giunta con il latte artificiale Mellin 1. La giornata passò veloce tra cambi di pannolino  tirare il latte; all'inizio mi facevo aiutare a cambiare Giulia, ma poi capì il meccanismo e la cambiai circa 8 volte al giorno. Ogni volta che mi recavo al nido le ostetriche prima di lasciarmi prendere Giulia mi controllavano il numero del mio braccialetto e quello della bimba per verificare che corrispondessero. Giulia era la 359 bimba nata agli Ospedali riuniti di Bergamo; inoltre mi veniva sempre chiesto se i pannolini erano bagnati e quante volte faceva la popò. 
All'orario di visita serale arrivò mio papà con la mia amica Lisa insieme ad altri parenti vari. Matteo andò via insieme a mio papà e io continuai il solito tran-tran. La notte era alternata dal pianto di Giulia e del bimbo della mia compagna di stanza: quando dormiva uno piangeva l'altro e viceversa. Ogni tanto andavo a tirare il latte e lo davo a Giulia col biberon, infatti sembrava che pian piano avesse capito il meccanismo. 
Arrivò domenica, come le altre mattine lascia Giulia al nido per la visita e la spugnatura, portai il cambio vestiti perchè erano le ostetriche che vi provvedevano e andai a fare colazione. Ero felice perchè quello era l'ultimo giorno in cui sarei rimasta ricoverata, infatti la mattina dopo dovevo fare la visita e venire dimessa. Mi piaceva il trascorrere del tempo all'ospedale, ma avevo voglia di far vedere a tutti la mia bimba! Quella mattina partecipai con Matteo al corso del cambio pannolini, in cui un'ostetrica spiegava come cambiare il pannolino, come fare il bagnetto o le spugnature, come medicare il moncone. Matteo mi fece compagnia tutti il giorno e se ne andò la sera dopo che altri parenti mi fecero visita.
Il giorno dopo ero felice, Matteo era venuto di mattina presto mi aveva aiutato a preparare la valigia mentre io portavo Giulia a fare la visita dal pediatria. Poi mi misi in coda ad aspettare il mio turno per la mia visita.Aspettai circa un'ora e in quell'attesa sentivo un forte calore al petto e man mano avevo sempre più l'impressione che mi scoppiasse. Mi toccai e mi resi conto che era veramente duro, sembrava un pezzo di marmo! Fui chiamata dal medico, il quale mi disse che andava tutto bene ma che dovevo prendere per due mesi il ferro dato che avevo perso molto sangue. Andai al nido e mi spiegarono che mi era arrivata la montata lattea e che dovevo assolutamente togliere il latte, infatti quando inizia a toglierlo notai subito la differenza: prima mi uscivano solo qualche goccia, mentre in quel momento vedevo proprio il getto del latte che usciva! Riuscì a riempire il biberon e andai a cercare Giulia che stava facendo la visita con la pediatra, molto eccitata all'idea che dopo poco sarei tornata a casa, quando incrociai lo sguardo severo della pediatra. Mi disse che dovevo farle dei massaggi ai piedi mostrandomi il movimento esatto, dato che le erano rimasti inarcati a causa della pressione che Giulia faceva contro le pareti dell'utero e dicendomi che avrei dovuto portarla a fare delle visite ortorpediche per verificare che con i massaggi migliorasse. Inoltre dall'esame del sangue si erano riscontrati un numero troppo elevato di globuli rossi che avevano causato l'ittero alla bambina, facendole prendere un colore giallo. Così Giulia sarebbe dovuta rimanere almeno 24 ore in fototerapia all'interno di un'incubatrice. In quel momento mi sono sentita crollare, volevo tanto stringere la mia bambina e portarmela a casa, invece me la sono vista spogliare facendola restare solo con il pannolino e metterla in un'incubatrice con una mascherina sugli occhi in modo che la luce non danneggiasse gli occhi. Mi sentivo veramente a terra e mi venivano le lacrime agli occhi perchè per un giorno non averei più potuto toccare e tenere in braccio la mia Giuli.

Ecco alcune fotografie in cui si nota il colore giallo..




sabato 24 dicembre 2011

Un semplice augurio di Natale


Ed eccoci alla Vigilia di Natale.. Che bell'atmosfera che si percepisce nell'aria.. Dopo aver finito di lavorare era emozionante guardare in città tutte le luci che brillavano nel buio. Ma tra tutte quelle che ammiravo mancava la più bella. La mia stellina, la mia Giuli. Era da questa mattina che non la vedevo e la sua mancanza è sempre forte. E' sempre un'emozione riabbracciarla quando torno a casa dopo una giornata intera in cui non la vedo.. Domani sarà il secondo Natale che passeremo insieme e il mio tesoro stasera ha imparato due nuove parole. Mi ha detto tutto veloce e senza separarle: "buonnatale"..

E allora Buonnatale anche a voi!

martedì 13 dicembre 2011

Quando la mia Gioia è entrata nella mia vita..

Oggi è il giorno di Santa Lucia, a Bergamo tutti i bambini sono abituati a ricevere i regali in questo giorno. Anche la mia Giulia ha ricevuto i suoi: uno xilofono, i cubetti per fare i puzzle di Winnie The Poo, un puzzle di legno della fattoria e un mini panettone. Era tutta eccitata ieri sera, tutti le dicevano: "Cosa succede domani Giulia?" e lei: "Passa" e noi: "Passa la Santa..." e la mia cucciola: "...Ucia". Adesso sta facendo la nanna, appena si sveglierà la porto a messa dove il nuovo parroco racconterà la storia di Santa Lucia e darà dei regalini ai bimbi, poi andremo all'oratorio a far merenda.. Ma ora toriniamo a quasi due anni fa, al mio racconto, a quando la mia Gioia è entrata nella mia vita..

Ero esausta e tutto quello che accadeva intorno a me lo percepivo con una lieve confusione. Guardavo la mia bimba e pensavo se quello che stavo vivendo non era un sogno, mi sembrava tutto così strano e irreale. Nel frattempo Giulia è stata portata col suo papà a fare il primo bagnetto. Io invece ero ancora su quel letto, venivo medicata e pulita dalle ostetriche e per 45 minuti mi hanno torturato mettendomi i punti, dato che la mia piccola è nata con la manina in bocca e mi ha lacerato la pelle. Quella parte è stata quasi più antipatica del parto stesso, continuavano a bucarmi e a farmi punture di anestetico, non ne potevo più! Volevo un po' di tranquillità!
Più tardi mi hanno riportato la mia bimba tutta vestita, perfino con un cappellino; stava piangendo, così mi hanno spiegato che probabilmente aveva fame. Ho tentato di darle il latte attaccandola al seno, ma per Giulia non era così facile.. Le leccava, ma non succhiava, allora doveva farle assaporare il latte in modo che sentendo il sapore si decidesse a cucciare. Proprio non ci riusciva! Erano ormai le 19.00, così mi hanno portato in carrozzina nel reparto dell'ospedale in modo da far vedere alla mia famiglia e a quella del mio ragazzo la bimba. In quel momento stavo veramente poco bene, le ore passate sveglia, il digiuno e il grande sforzo si facevano sentire, dandomi dei capogiri. Io mi sforzavo di non svenire in modo da non far preoccupare nessuno; finalmente mi hanno messa nel letto e fatto mangiare un po' di passato di verdure in modo da riempirmi un po'. Fuori nevicava e ancor di più mi dava l'impressione di essere in un sogno; una cugina di mia mamma con la figlia mi erano già venute a trovare e hanno regalato alla mia Giulia un completo di jeans con maglietta e un cappellino. La mia Giulia era stata portata nel nido perché era l'ora delle visite e i bambini devono stare in un ambiente protetto in modo da non venire a contatto con i batteri.
Quando i parente se n'erano andati mi ero rilassata e speravo di poter riprendere un po' di forze dormendo un po'. Invece mi hanno subito riportato la mia bimba per provare a darle il latte; un'ostetrica mi ha aiutata e Giulia sembrava aver intuito come succhiare, così mi è stato consigliato di tenerla nel letto anche se ero stanca. La bimba sembrava addormentarsi, ma in realtà dopo mezzora si era risvegliata piangendo. Io tentavo di darle da mangiare, ma non riuscivo, anche se i movimenti mi erano difficili e dolorosi le cambiavo posa nel letto, ma niente, sembrava non voler smettere di piangere. Durante la notte sono passate varie ostetriche per darmi dei consigli sull'allattamento, ma Giulia proprio non ne voleva sapere, così sono andata al nido e abbiamo provato a darle il latte in polvere con il biberon. Mi faceva ridere la mia bimba, invece di succhiare leccava la tettarella! Quando finalmente ha capito come fare, succhiava talmente piano che ha impiegato 10 minuti per bere 5 ml di latte. Dopo di ciò sembrava più tranquilla e le ostetriche mi hanno dato un ciuccio in  modo di farla esercitare nel movimento della suzione e mi è stato raccomandato di tornare per darle da mangiare nel caso avesse ancora pianto. Tornata in stanza speravo che la bimba riuscisse a dormire un po' in modo da farmi riprendere qualche energia, ma niente. Erano già le 6.30 e ancora voleva star sveglia, si guardava in giro, fissava i miei bottoni della camicia da notte, era proprio bella e io le continuavo a dare tanti baci. Fino a un giorno prima non avevo mai visto la piccola creatura che tenevo in braccio e adesso avevo stretta a me la cosa più importante della mia vita, il mio più grande amore. E poi non so come ne quando tutte e due ci addormentammo..

Durante la notte le ho scattato questa foto quando Giulia era sdraiata su di me e si succhiava un dito, che Tesoro..

domenica 6 novembre 2011

Un momento tanto atteso arriva sempre

Ormai sono passati vari mesi dal mio ultimo post e varie mie lettrici mi hanno chiesto più volte di continuare a raccontare la mia storia... Purtroppo sono stata molto impegnata, ho studiato davvero tanto e sono fiera di dire che posso dire addio alla scuola, non ci rimetterò più piede, se non per accompagnare la mia Giulia! Finalmente sono maturata e sono riuscita a portare a termine degnamente un grande impegno pieno di sacrifici. Sono riuscita a diplomarmi con il punteggio di 78/100; direi non male per una mamma che, oltre che studiare, ha ben altri doveri! Non avete idea della liberazione! Sono molto soddisfatta, anche perchè in tutto questo Giulia è stata la mia fonte di ispirazione! Si, lei ha ispirato l'argomento della mia tesina: L'attaccamento del bambino alla madre.
Ma ora torniamo un attimo indietro nel tempo, torniamo a dove avevo lasciato il mio racconto...

Ho passato tutta la notte del 28 gennaio sveglia, ero molto ansiosa, non sapevo cosa fare, non capivo se quelle che sentivo erano davvero delle contrazioni. Allora l'unica cosa che mi era venuta in mente era di segnare su un foglio l'ora in cui mi venivono...non vi dico, un foglio pieno di numeri! Le contrazioni non erano regolari, ma facevano la loro comparsa a meno di 10 minuti di distanza. Sinceramente non erano dolorose, erano piuttosto fastidiose ma non mi facevano male.. Sentivo piuttosto in subbuglio l'intestino. Non ho avvertito nessuno, mi dispiaceva svegliare i miei genitori. Quando mio papà alle 6.00 di mattina del 29 gennaio si è svegliato per andare a lavoro vedendomi in piedi mi ha chiesto cosa avessi; io gli avevo detto che pensavo di avere le contrazioni, ma lui non gli ha dato molto peso e se nè andato a lavoro e io, molto intelligentemente, non l'ho fermato.. poco dopo mi sono convita che forse quelle erano le contrazioni da parto, dato che venivano ogni 5 minuti, così mia mamma ha avvertito mio papà che è ritornato a casa. Io nel frattempo ho voluto fare colazione, solo che l'agitazione mi rendeva faticoso e molto lento deglutire il cibo, così siamo partiti alle 8.00 circa da casa. Dopo mezzora sono arrivata in ospedale e sono entrata nel pronto soccorso delle gestanti. Era totalmente vuoto, così mi ero seduta aspettando, ma non arrivava nessuno. Dopo circa un ora che aspettavo, sempre con le mie contrazioni che nel frattempo si facevano piu intense, iniziavano a passare delle infermiere, ma nessuno mi domandò niente. Così stanca di aspettare ho fermato un infermiera che mi ha accompagnato in una stanza dove mi ha fatto il monitoraggio delle contrazioni. Essendosi resa conto che erano intense circa alle 11.00 mi ha accompagnato dalla ginecologa, la quale mi ha visitato. Lei mi ha dato la notizia che ero a metà travaglio e che ero dilatata di 4 cm. Chi l'avrebbe mai detto! Non me lo aspettavo proprio! Era l'ultimo pensiero!
A questo punto avevo avvertito Matteo di non andare a scuola, ma di venire da me; lui era quasi più spaventato di me. Io nel frattempo mi ero cambiata e avevo avvisato la mia ostetrica di venire da me in ospedale. Mi è stato chiesto se volessi fare l'epidurale, ma mi sono rifiutata perché il dolore era più che sopportabile. Ancora non capisco perché, ma moltissime ostetriche mi facevano i complimenti per la mia sopportazione del dolore, dicendomi che c'erano donne molto più "mature" di me che in questi casi si comportavano da bambine piagnucolose. Ricordo di essermi sentita molto soddisfatta; io non mi sono mai lamentata troppo per il dolore, anche se ciò non significa che non lo provassi, anzi. Penso che lamentarsi non serva a niente, se non a far star peggio te e chi ti sta intorno. Il mio ragazzo arriva in ospedale alle 13.00, pensavo che la bambina nascesse di lì a poco, invece le mie contrazioni si facevano sempre più deboli e meno intense, io quasi non le sentivo! In compenso mi faceva molto male un osso del bacino e l'inizio della coscia sinistra, quello era il dolore più intenso! Però per far ossigenare bene la bambina dovevo starci appoggiata sopra e il dolore peggiorava. E' strano ma pensavo a tutto fuorché la mia bimba, cercavo di rimanere concentrata sul presente, come se il futuro non esisteva, ancora oggi non so spiegarmi il motivo. Infatti verso le 16.00 mi sono sorpresa a vedere due ostetriche preparare i vestiti della bambina e tutto l'occorrente per lei, come se solo in quel momento mi rendessi conto che ero lì a far nascere la mia bimba. Avevo portato del cioccolato per darmi un po' di energia, ma non riuscii a mangiarlo perché il solo odore mi faceva venire la nausea.
Matteo rimase sempre al mio fianco, mi teneva la mano e mi rassicurava. Io non lo volevo perché non mi piace avere gente attorno a me quando non sto bene, mi mette in imbarazzo, però non mi sentivo di togliere al mio ragazzo la possibilità di poter assistere alla nascita di sua figlia. Circa alle 16.20 mi è stato detto che potevo spingere quando sentivo una contrazione, il problema è che non le sentivo più, sentivo la testa della mia bimba contro le ossa e basta. Così ho iniziato a spingere a caso; fu il momento più difficile, ero stanca, esausta e affamata. Volevo che finisse, ecco cosa continuavo a pensare, basta, sono esausta! Ricordo che dopo due spinte mi sembrava di aver già fuori la testa, invece si vedevano appena i capelli; quella fu una grande delusione; io continuavo a riflettere, pensando:
"Se con tutta questa fatica la testa non si è quasi mossa, quanta fatica devo sopportare per farla uscire? E una volta uscita come farò ad aver la forza di far uscire pure il corpo?"
Ricordo che quando iniziavo a spingere non riuscivo più a fermarmi, solo che mentre si spinge non si riesce a respirare, e io avevo bisogno di respirare sia per me che per la bambina, così tutti cercavano di fermarmi. Dopo una decina di spinte lunghissime ricordo che mi dicevano che c'ero quasi, così una spinta l'ho trascinata per molto... e tutto quello che sentivo era il fuoco, andavo a fuoco, mi sentivo bruciare, ho chiesto pure di fare aria.. nemmeno il fuoco scotta così tanto! La testa era a metà.. così ho chiuso gli occhi e mi sono sforzata a spingere più velocemente e più forte perché il fuoco che sentivo scottava troppo.. E ad un certo punto, dopo una spinta molto lunga ecco, mi sono sentita svuotata, non gradualmente ma di colpo il dolore era cessato; avevo ancora gli occhi chiusi e senza lasciarmi il tempo di realizzare e di capire tutti i ginecologi e le ostetriche si complimentavano, ma io non sentivo le loro voci, c'erano ma era come se fossero in lontananza, l'unica cosa che aveva catturato la mia attenzione era il suo piccolo pianto, il pianto della mia Giulia. I miei occhi si erano aperti di colpo e increduli si trovano davanti la creatura più piccola che avessi mai visto. Non avrei mai immaginato che i bambini appena nati potessero essere tanto piccoli. Lei, come me aveva gli occhi chiusi ed era tremante. Non avevo voce, c'era solo il mio sorriso a testimoniare i fuochi d'artificio di felicità che mi esplodevano nel cuore. E' stato chiesto al mio ragazzo di tagliare il cordone ombelicale, ma si è rifiutato; allora l'hanno chiesto a me, ma ero senza forze. Qualche istante dopo mi hanno dato in braccio la mia bambina avvolta in un asciugamano blu, la sua voce ha smesso di emettere suoni e i suoi occhi si sono aperti per la prima volta, posandosi sui miei. Il suo sguardo attento mi osservava e a me sembrava che il tempo si fosse fermato e che il resto del mondo fosse sparito. L'amore spontaneo e naturale verso la creaturina che tenevo tra le braccia mi ha sorpreso e travolto nella sua grande verità. Ed ecco che in quel momento è nato anche il grande sentimento che può essere riassunto con questa frase, che è poi diventata il titolo della mia tesina per il mio esame di maturità:
..E ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito della madre nel suo piccolo pugno, l'ha catturata per sempre.

domenica 8 maggio 2011

Un attesa infinita...

E' passato un po' di tempo dall'ultimo post, ma purtroppo gli impegni, lo studio, la mia Giuli mi tengono sempre occupata e il tempo non basta mai per fare tutto quello che vorrei, ma rieccomi a raccontare la mia lunga storia...
Pian piano la mia pancia cresceva, come cresceva la piccola vita che era dentro di me. Col passare del tempo ho imparato tutti i movimenti che la mia piccola faceva, ricordo benissimo i suoi piedini che ogni tanto spingevano contro le costole, il suo sederino proprio al centro della mia pancia e il suo piccolo testino che guardava verso il basso, nella posizione giusta pronta per nascere. Ricordo che una volta, durante un'interrogazione di latino, in cui ero molto agitata, la mia cucciola aveva iniziato a muoversi facendomi ridere e facendomi diventare rossa davanti a tutti!
Non uscivo molto, in quel periodo odiavo la gente e dava sui nervi! Possibile che appena mettevo piede fuori la gente puntava il suo odioso sguardo verso la mia pancia e poi verso il mio viso! Spesso accompagnavo mia mamma a fare spesa, così non mi annoiavo e mi passava il tempo; però mi irritavo molto quando notavo quegli sguardi così neutri, a volte sembravano dispiaciuti, come se pensassero "povera ragazzina cosa le è capitato", altre volte sembravano severi, "così giovane, ingenua e immatura a crescere un figlio, roba di altro mondo!", altre volte invece si mettevano a chiamare all'attenzione l'amica o la figlia e scommetto che mi usarono come esempio, "vedi cosa capita ad essere irresponsabili e a non pensare a cosa si fa, si cade dentro cose troppo grandi!".. In quei momenti avrei voluto solo dire "cos'hai da guardare, si aspetto una bambina, si ho solo 18 anni, si non sono sposata, no il mio ragazzo non mi ha lasciato, si sto continuando ad andare a scuola e SI sono felicissima di aspettare mia figlia e di diventare madre e se tornassi indietro rifarei tutto ciò che ho fatto e sarei allo stesso punto, PROBLEMI?"
Gli ultimi mesi sono stati molto particolari, ero preoccupata per il parto, cosa di cui ero molto spaventata; avrei voluto fermare ogni madre che vedevo e chiederle come è il parto, quanto si soffre, come affrontarlo; ma non l'ho mai fatto.. Non vedevo l'ora di incontrare la mia bambina, di stare con lei, volevo che il tempo passasse subito per stare con la mia Giuli, però volevo anche che il tempo non passasse mai perché avevo troppa paura; ero immersa in sentimenti, sensazioni, emozioni contrastanti e l'unico modo che avevo per superare quei momenti era non pensarci, continuare nelle piccole cose della quotidianità..
L'ultima visita fatta il 15 di gennaio mi confermò che la mia piccola non sarebbe nata prima di fine mese. Il termine era il 24 gennaio. Una notte sognai che il giorno di nascita di mia figlia era il 25, così era quasi sicura che nascesse quel giorno, ma arrivò anche il 26, poi passò il 27 e il 28. Gli ultimi giorni sono stati un po' pesantini, stare in piedi era sempre più difficile e stancante, mi mancava sempre l'aria e poi mi facevano male le ossa del bacino.

Io ho sempre avuto una forte passione per un artista, attore e cantante, statunitense: Jesse McCartney, amo la sua musica; l'unica che mi fa veramente emozionare. L'ho incontrato al suo concerto nel 2007 e l'anno dopo l'ho incontrato per tre volte in un giorno durante le sue esibizioni a Milano. Avevo tutta la camera tappezzata di poster e fotografie sue, la foto fatta con lui ingrandita in un riquadro.. Avevo ritagliato una miriade di foto sue sui giornali, anche le più piccole e avevo programmato di attaccarle in ogni spazio libero della parete della mia stanza. Il tempo come ho detto non basta mai, così non l'ho mai fatto. Tutto questo fa parte della mia adolescenza e rimarrà per sempre nel mio cuore, ma avevo deciso che prima di diventare madre avrei tolto tutti i poster, dicendo addio alla mia adolescenza, pronta per diventare adulta e madre.. Però in fondo al cuore mi dispiaceva davvero, mi sono decisa solo la sera di giovedì 28 gennaio. Appena finito mi sono messa a dormire e proprio quella sera hanno fatto la loro prima comparsa le tanto temute contrazioni, come se la mia Giulia aspettasse che io fossi veramente pronta a salutare la mia vecchia vita per affrontare quella nuova con lei.



Torniamo al presente, volevo fare gli auguri a tutte le mamme! Io ieri ho partecipato ad una tombola e ho ricevuto il premio come "mamma più giovane".. Auguri!

martedì 8 marzo 2011

La magia dell'attesa

E rieccomi a raccontare la mia storia...

Finalmente dal 10 luglio, giorno del mio 18° compleanno, ho potuto stare un po' più tranquilla, nessuno aveva più il diritto di dirmi cosa dovevo o cosa non dovevo fare, perchè avevo raggiunto i 3 mesi di gravidanza! Che solievo! 
Poi arrivò il momento in cui mia mamma iniziò a raccontare a parenti e amici che io ero incinta.... Io vivo in un paesino in cui tutti ci conosciamo a vicenda e, tipico di questi paesi, le voci circolano in fretta. Mi sentivo una diva di holliwood, appena mettevo piede fuori casa mi sentivo osservata, uscivo e tutte le persone che incontravo mi puntavano gli occhi addosso già prima di salutarmi, dopo avermi salutata si poteva notare lo sguardo scendere fino alla mia pancia. C'è stato il periodo in cui giravano strane voci su di me messe in giro chissà da chi...Beh, all'inizio mi dava un po' fastidio e quando notavo che la gente mi fissava facevo finta di niente, ma poi mi sono divertità: quando notavo di avere addosso gli sguardi di qualcuno allora anche io sostenevo quello sguardo! Mi sentivo quasi una peccatrice, come se avessi ammazzato qualcuno, quando invece stavo dando la vita.
Poi arrivò il problema della scuola. Io non ne volevo sapere per niente, non ci volevo ritornare, i miei genitori invece insistevano, ma anche amici e parenti.. Non so come, ma alla fine mi sono convinta e ho continuato a studiare.
Ad agosto sono partita con Matteo e con i suoi zii per una vacanza di un mese in Sicilia. Mi sono divertita, è stato bello stare per un po' in un luogo dove nessuno mi conosceva. Se riguardo le foto inoltre non si notavo che io aspettassi un bambino anche se stavo in costume. Qui sono stata trattata bene dalla famiglia del mio ragazzo, logicamente mancava la mamma e la nonna di Matteo, con le quali avevo avuto i maggiori diverbi. Lì ero felice perchè pensavo di essere tra persone mature e coerenti, quanto mi sbagliavo (al momento giusto capirete perchè). 
Arrivò poi il momento di scegliere il nome. Sia io che Matteo speravamo di aspettare una bambina, i nomi femminili che preferivamo erano Giulia, Alice e Beatrice, maschili invece Cristian e Marco. Fu preoprio in Sicilia, con un'ecografia, che scoprimmo di aspettare una bambina. Ero ansiosa di sapere se il bimbo fosse maschio o femmina, il ginecologo ci disse che per lui era sicuro che si trattava di una femminuccia! Meno male, ero troppo felice quando mi disse quelle parole, ci speravo troppo: da bambina amavo giocare a Barbie, infatti ne possedevo più di 30, le ho conservate con grande cura, come molti altri giocattoli femminili e un mio grande sogno è sempre stato quello di donarli un giorno alla mia bambina. Quindi non immaginate la soddisfazione! Uscita dallo studio medico Matteo mi prese per mano e mi diede una scatolina, io rimasi molto sorpresa, lui l'aprì per me e così vidi una fedina d'oro bianco con un piccolo brillantino incastonato nel mezzo; lui mi disse che era per me e per Giulia. Io tra i nomi femminili ero molto dubbiosa, non sapevo quale scegliere, mi piacevano tutti ma nessuno in particolare..Invece Matteo preferiva Giulia, così la sua preferenza mi ha condizionato. Quando pronunciò quella frase subitò capì che la mia bambina si sarebbe chiamata Giulia.
La fine dell'estate arrivò e a settembre feci la prima ecografia morfologica, ero tutto apposto, la mia bambina aveva tutto, il cervello, il cervelletto, lo stomaco, la vescica e la crescita procedeva bene. Che orgoglio sentire il suo cuoricino battere forte, frutto della mia determinazione a portare avanti le mie idee. 
Con settembre riniziò anche la scuola. Le mie compagne non sono del mio paese, eppure tutte erano a conoscenza che ero incinta, l'avevo capito dall'improvvisa attenzione che tutte mi davano. Non si capiva che aspettavo un bambino, sembravo solo un pochetto ingrassata. Non pensavo, ma mi sono sentita a mio agio anche a scuola, malgrado tutti gli sguardi e le voci, stavo bene ed ero felice!

Torniamo un secondo al presente...Colgo l'occasione per augurare a tutte le donne una bellissima festa delle donne, l'essere privilegiato dalla natura perchè capace di contenere dentro di sè il segreto della vita.
E dato che è appana passato anche il carnevale ecco la mia bellissima Paperina!

domenica 13 febbraio 2011

E invece qualcuno cercò di fermarmi!

Si proprio così! Hanno cercato di fermarmi, di impedirmi di dare alla luce la mia bambina.
Una volta scoperto di essere incinta ho parlato con Matteo, il mio ragazzo. Lui, spaventato quanto me, era d'accordo con me di continuare la gravidanza e rispettava la mia scelta. Lui è cresciuto in uno strano contesto, strano perché per me nulla di tutto ciò è normale.
Io sono cresciuta tra l'amore di mia mamma e di mio papà, tra l'impegno di mio padre che lavorava di più per non farmi mancar niente, mia mamma che ha rinunciato al lavoro per stare con me e mia nonna, sono stata coccolata e penso sia per questo che tutt'ora sono una coccolona e coccolerei la mia Giulia tutto il giorno.Tutto ciò che si faceva si può dire che lo si faceva per me, dato che sono figlia unica. 
Invece per Matteo non è stato così. I suoi genitori si sono separati quando lui aveva 6 anni e da allora in sua madre è rimasto un tono di tristezza e di depressione che sfogava uscendo più spesso. Matteo fu abbandonato dal padre e la madre anche se c'era era più assente, così di lui si sono presi cura la zia, gemella di sua madre, e la nonna. Ha avuto la fortuna di avere un cugino di qualche anno più piccolo, infatti sono legati come fratelli. Nella sua famiglia tutto è un affare di tutti, loro pensano prima a sé stessi invece che hai figli. Io non sono abituata così, forse è per questo che reputo ciò una cosa dell'altro mondo. Si capisce benissimo che con loro non ho buon rapporti, la fiducia l'avevo data, ma l'avevo mal riposta. Un perdono c'è stato, ma due perdoni non sono in grado di darli (questa è un altra storia, che a suo tempo racconterò). 
Quando la madre di Matteo era venuta a conoscenza della situazione, subito, in modo gentile, ha cercato di spiegarmi che la soluzione ottimale era abortire. Così io con gentilezza ho detto che l'aborto sarà l'unica cosa al mondo che sono certa non farò mai. Il discorso continuò ancora per un po' ma poi finì lì, o almeno era ciò che pensavo. Invece un giorno dopo il mio ragazzo mi chiamò dicendomi la cosa più brutta che una donna incinta si possa sentir dire:
"Se mi ami ti prego abortisci."
Io non riuscivo a capire come una persona in così poco tempo potesse cambiare completamente la sua opinione. C'era qualcosa di strano! Sua madre l'ha tormentato talmente tanto, l'ha esasperato a tal punto da dire una cosa simile. 

Ci fu un'altra brillante chiaccherata tra me e Lei. Invece di ripropormi gentilmente l'aborto Lei iniziò a dirmi "tu devi abortire", si esatto mi ordinava, voleva costringermi, mi ricattava dicendomi che non avrei più rivisto il figlio. Per lei io non potevo avere una bimba perché non ero in grado di mantenerla e così i miei genitori ci sarebbero andati di mezzo. Ma sapete da che pulpito veniva la predica? Lei, che tanto bene parlava, male razzolava! Si, perché lei dopo il divorzio le maniche non se l'è rimboccate anche se l'ex marito non le passava niente, a ben pensato di farsi mantenere lei e suo figlio dai suoi di genitori. E poi viene a far la morale a me! Che Santa Donna! Arrivò perfino a dirmi cosa avrei fatto se il bambino non fosse normo-dotato, se in quel caso avrei abortito! Puff...è meglio che smetto se no non mi fermo più, questa cosa ancora adesso mi fa prendere una rabbia, diciamo che il succo del discorso è questo.
Io e Matteo siamo partiti in vacanza con i miei genitori, e al ritorno dopo una settimana lui è andato in vacanza con i suoi nonni per un mese, come tutti gli anni. Io avrei preferito che non ci andasse perché sapevo che loro, ma specialmente la nonna lo avrebbero esasperato. E così accadde! A tavola il discorso era quello: "Devi dire alla Milena che deve abortire" e vai col "devi"! Oppure: "Se tiene il bambino tu devi lasciarla!"
Ma tanto io faccio quello che voglio, non certo quello che mi dite voi! ahahah!
Insomma fino al giorno del mio compleanno Loro hanno stressato, torturato, esasperato, finché però il tempo in cui l'aborto era possibile finì, grazie a Dio. Ce ne sarebbero altre di cose da dire, di cosa Loro hanno fatto, perché non sono certo solo queste, ma preferisco limitarmi alle più clamorose per due motivi: 1) queste sono sufficienti per far capire che duro momento ho passato 2) dato che sono troppo buona non voglio metterle qui in cattiva luce.
Malgrado tutto ciò, io non ho mai ceduto, non mi sono mai lasciata condizionare dagli altri, sono stata ferma nelle mie decisioni, e poi nella mia vita sono io che decido e non gli altri! Anche Matteo mi è sempre stato accanto e a ha sopportato la sua famiglia. Io ho pensato sempre al mio bimbo che portavo dentro e questo è stato abbastanza per aiutarmi ad andare avanti.

venerdì 11 febbraio 2011

Io? Una mamma?

Non era la prima volta che ero in ritardo. Si proprio quel Ritardo, il ritardo che non ti fa pensare ad altro per tutto il giorno, che ti si intreccia attorno allo stomaco senza lasciarlo neanche per un attimo, diventa l'ultima cosa che pensi prima di addormentarti. Il ritardo ti fa immaginare il tuo futuro in due modi diversi: continuerò ad andare a scuola e quando la finirò troverò un lavoro, continuerò con le mie esperienze, tutte quelle dei miei coetanei, tutte quelle che ho sempre sognato. Oppure: dovrò lasciare la scuola e diventare mamma. "Io? Una mamma? No non è possibile, non può essere. Non può succedere a me." E' proprio questo quello che pensavo, continuavo ad immaginare cosa avrei fatto a distanza di un anno, se tutto avrebbe continuato come prima o se la mia vita sarebbe seriamente cambiata. Avevo voglia di sapere, ma avevo anche paura di sapere. 
Non feci nessun test, la paura era troppa. 
Il 7 giugno 2009, accompagnata da mia mamma, andai a fare la mia prima visita dalla ginecologa.
La verità arrivò secca e aspra come una sberla che non ammetteva repliche: 
"sei proprio incinta". 
Già. Avevo 17 anni ed ero incinta di 7 settimane. Nella mia pancia vagava un fagiolino di 0.89 cm. 
Mi sono sorpresa di ciò che subito mi è stato detto: 
"il termine della gravidanza è previsto per il 24 gennaio, ma non preoccuparti, c'è anche la soluzione dell'aborto."
Avevo appena scoperto di aspettare un figlio e già mi avevano prospettato l'idea di "ucciderlo". 
"Assolutamente no! Io non abortirò mai!"
"Tranquilla hai tempo fino al 10 luglio per decidere."
Il 10 luglio è il mio compleanno, fino al mio 18° compleanno potevo uccidere mio figlio. Che follia.
Per lo meno non ho dovuto dirlo io a mia mamma, infatti lei era lì con me. Non so se sarei riuscita a parlarle di ciò, se avrei trovato le parole. 
Dopo aver scoperto la verità siamo andate a far colazione. Mangiando un cornetto l'ansia e la paura mi hanno sopraffatto, rigandomi le guance di lacrime.


Fin da piccola, vedendo i pancioni delle donne incinte mi domandavo cosa si provava portando in grembo la vita, cosa si sentiva quando il bimbo scalciava. Io non sentivo niente, assolutamente niente, non notavo alcuna differenza. L'unica cosa è che avevo sempre fame. Ma dentro di me mi sembrava tutto come prima, invece c'era un altro cuore che già batteva.
Quando tornai a casa iniziai ad informarmi sulle prime cose: ho cercato la parola embrione e feto su google.
Così venni a conoscenza che che il mio bimbo aveva già tutti gli organi pronti per svilupparsi, aveva le ditina, la lingua, le palpebre. 
Non ero felicissima della situazione, mi dispiaceva aver deluso le aspettative dei miei genitori, mi dispiaceva diventare un peso. 
Si, avrei potuto benissimo rimediare, mia mamma e mio papà subito mi hanno detto che la scelta spettava a me. 
Certo, sarebbe stato facile far tornare indentro l'orologio, non essere più incinta; ma a che prezzo! Avrei dovuto uccidere il mio bimbo, frantumargli le ossicina già deboli, rompergli le ditina sottili non avendo più la possibilità di tenerlo per mano, distruggergli la linguetta senza aver più la possibilità di sentirlo parlare, fermargli il suo cuoricino che batteva ritmicamente pieno di voglia di vivere. Il mio bimbo si sarebbe preso le colpe dello sbaglio che io ho fatto e per questo sarebbe morto.
No! Io non lo considero uno sbaglio, ma un regalo e un dono che mi è stato fatto, perché niente al mondo può rendere più felice una persona.
L'unico punto fermo di quel momento era che io volevo vedere e conoscere il mio bimbo, assolutamente. E nessuno mi avrebbe fermato!